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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 493. Maneggiare con cura
29/01/2026

Il ciclone Harry, paradosso climatico dal nome rassicurante e dagli effetti devastanti. La frana di Niscemi, con quella sensazione di ineluttabile destino, raccontata da Lucia Pierro e Marco Scarpinato nel nostro articolo di apertura.
Non può non occuparsi delle regioni del sud Italia la Newsletter di questa settimana. Perché le immagini delle coste flagellate e delle terre che si muovono hanno la capacità, simbolica e reale, di legare i tanti temi della dimensione contemporanea: fenomeni climatici estremi, dissesti idrogeologici, e con loro abusivismo, sciatteria, consumo di suolo, mancanza di pensiero e di programmazione. Oltre che di scelte, spesso terribilmente difficili ma altrettanto necessarie. 
In tanti, troppi, territori italiani (oggi raccontiamo di Sicilia e di Calabria, ma è una questione che va dalle Alpi al Mediterraneo), la retorica della fragilità e dell’emergenza sta comportando danni pari a quelli derivanti dai cambiamenti climatici.
Approcci gattopardeschi, tempi che si dilatano, norme inapplicabili, responsabilità che sfumano. Il quadro è desolante. Sbaglia però chi butta la palla nel campo della politica e delle amministrazioni. Perché le professioni tecniche, così come la cultura del progetto in generale, dimostrano spesso altrettanta incapacità di indicare percorsi e prospettive praticabili.
Non riuscendo - molto spesso - a tenere insieme il livello della ricerca con quello (più faticoso) degli interventi modificativi puntuali: nei luoghi, nei paesaggi, nei quartieri. Dove è necessario confrontarsi con le comunità e offrire soluzioni alternative hic et nunc. Pronunciando anche parole scomode: “Lì è impossibile continuare a vivere”. Oppure “Bisogna demolire”, e poi farlo per davvero, con tempi certi e soluzioni convincenti. 
In questo senso ci piace inserire in questa Newsletter articoli che tratteggiano, almeno in linea teorica e di impegni, la professione che si trasforma, nei mesi che portano alla formazione del nuovo Consiglio nazionale degli Ordini degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori. Verso obiettivi, almeno così dichiarati, di etica e di responsabilità: le anticipazioni di cosa sarà il Congresso UIA di Barcellona, in estate, nel servizio di Francesca Comotti che ha parlato con Maria Buhigas San José, responsabile della Capitale dell’Architettura 2026. E le ambizioni che emergono dal lavoro di un gruppo di docenti di progettazione, coordinati da Dario Costi che viene intervistato da Laura Milan. 
Questioni di cultura, non di soldi. Perché anche questo ritornello deve in qualche modo trasformarsi in altro. Le coste italiane non si sfaldano (e nemmeno le colline e le montagne) per mancanza di finanziamenti. Anzi. Il PNRR, con i suoi contraddittori risultati, dimostra che anche quando arrivano, tanti, soldi, il sistema Italia fatica a indirizzarli verso condivisi e ambiziosi obiettivi di nuova qualità spaziale. Quando - e non sempre succede - vengono spesi, spesso si trasformano in operazioni di messa in sicurezza e adattamento (o sopravvivenza) che poco portano alla questione, ben più ampia, dell’abitabilità di paesi e territori. 
E allora non sembra cogliere il punto chi in queste ore, guardando ai territori siciliani e calabresi, dice un po' retoricamente “Usiamo i soldi del Ponte”. Al netto degli enormi dubbi su quel progetto, anche lui molto retorico e probabilmente né  necessario né prioritario, il problema dei territori italiani non sono le risorse. Ma le idee e la cura di progettare, ogni giorno, con misura, lungimiranza e responsabilità. 

Collegamenti:

  • https://d9x0i.emailsp.com/f/rnl.aspx/?ill=yyzz25e:ln=w4ala=wvtw5&x=pv&f4bf=0i8ecml8mnc&x=pp&yz.g0b.8:if_b-m=vq/y2NCLM

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