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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 501. Riforme e politiche
26/03/2026
Nella settimana del referendum che ha bocciato la riforma costituzionale della giustizia, la Newsletter si apre con un altro, problematico, fronte legislativo che impatta, e molto, sui temi del progetto. Approda infatti alla Commissione Ambiente della Camera, il Disegno di Legge delega al Governo per riscrivere le norme in materia di costruzioni. La riflessione che ci porta Gabriele Toneguzzi muove da due presupposti tanto lampanti quanto non sempre adeguatamente raccontati, soprattutto da una certa cultura. La complessa architettura (selva oscura, la chiama il nostro autore) di leggi e regole edilizie vigenti ha bisogno, eccome, di essere riformata. Perché così com’è si trasforma spesso nella peggior nemica di un progetto di qualità.
E quello che di preoccupante c’è (tanto) nella visione che traspare nel DdL non è il frutto di questa stagione politica ma, più in generale, l’esito di uno slittamento – che dura da decenni – che ha progressivamente separato la cultura disciplinare dalla sua applicazione sul campo: pratica intellettuale da una parte, servizio dall’altra, in mezzo una prateria di incomunicabilità. Con questa consapevolezza la discussione e il confronto sui temi specifici di questa riforma (dai concorsi ai condoni, dalla tutela alla rigenerazione) assumono un valore di necessità ancora più stringente.
Come stringente è l’urgenza di contribuire con proposte e riflessioni al percorso di approvazione: come da invito di Toneguzzi, le nostre pagine sono un luogo di dibattito che non può rimanere dentro i confini della disciplina. Lo apriamo qui, con l'auspicio che sappia allargarsi.
E sempre di politica, ma internazionale, ci occupiamo con altri due articoli. Partendo dai Giardini della Biennale di Venezia (che si preparano ad ospitare da inizio maggio la 61° edizione della Biennale Arte, “In Minor Keys”) dove l’inaugurazione del rinnovato Padiglione Centrale – che racconta Veronica Rodenigo – non può dimenticare polemiche e indecisioni sulla presenza russa alla kermesse lagunare. Al netto delle stucchevoli (e scontate) polemiche, il tema c’è (e rischia di ripresentarsi con sempre maggior frequenza, considerate le dinamiche geopolitiche): quanto arte, e architettura, possono contribuire a raccontare scenari di condivisione e diplomazia, capaci di andare oltre le contingenze?
Su questa linea, il ritratto di Nuuk, capitale della Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca – tratteggiato da Marco Falsetti – è emblematico, oltre che rivelatore. Si è molto parlato delle mire espansionistiche di Donald Trump sulla terra artica in questi mesi, prima che “l’attenzione” del presidente Usa si concentrasse su altri target.
Ma poco si è inteso di luoghi, la cui identità fisico-spaziale è scritta in processi, e progetti, in cui approcci colonizzatori (soprattutto culturali) sono decisivi nel produrre forme. Il racconto di Nuuk aiuta a capire questa dimensione, all’interno di dinamiche che spesso sorprendono: in questo caso una cittadina di 20mila abitanti (pressoché ignota) che, a causa di cambiamenti climatici e di nuovi flussi globali, diventa epicentro di una trasformazione vorticosa. Che né architettura né politica riescono a comprendere, e quindi a gestire.
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