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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 502. Contraddizioni urbane
02/04/2026
A Bologna si discute (intensamente) intorno alla costruzione di un museo in periferia, al
Pilastro: dedicato a bambine e bambini, esito di un concorso, frutto di un processo partecipato. Nulla di più politicamente corretto, sulla carta. Eppure non solo si litiga, ci si scontra in piazza. Il Comune apre il cantiere nonostante le forti opposizioni, i comitati insorgono, la polizia scorta le betoniere per il primo getto.
È la cronaca, paradossale, delle ultimissime ore. Ma è anche - ciò che più ci interessa -
l’emblema della progressiva rottura di un patto sociale che mette in gioco il senso stesso della cultura urbana, a partire da scelte architettoniche. Il racconto è di Luca Gullì nell’articolo di apertura: parla di Bologna, ma è un discorso che riguarda le trasformazioni di tante città, italiane e internazionali, il loro rapporto con i patrimoni, le loro relazioni con le comunità.
Lo vediamo, plasticamente, a Milano, città che in fatto di paradossi e contraddizioni
primeggia. Negli ultimi giorni registriamo l’intitolazione a Zaha Hadid (fatto non banale per un’architetta e a 10 anni dalla scomparsa) di un sentiero all’interno del Parco di CityLife, proprio sotto la sua Torre Generali e l’ennesima inchiesta giudiziaria, sulla vendita dello Stadio di San Siro alle società calcistiche di Milan e Inter.
Ma anche la presentazione di un’iniziativa a cui Il Giornale dell'Architettura partecipa con la media partnership, REbuild. In programma a metà maggio, si svolgerà a Riva del Garda e si occuperà di housing, tema sul quale tutte le città o quasi, in ordine sparso, stanno esprimendo tutto e il contrario di tutto, tra piani, programmi, progetti e visioni. Come ha ribadito Ezio Micelli, presidente del comitato scientifico: “Siamo tutti d’accordo che la casa sia un’urgenza italiana. Proprio per questo serve maggiore chiarezza nei livelli decisionali”.
Contraddittori sono anche i fenomeni globali che osserviamo in tante parti del mondo.
Questa settimana con Lina Malfona andiamo nella Silicon Valley. Simbolo del futuro
dell’economia e del lavoro, per alcuni decenni, e oggi vittima di processi vorticosi, rischia
già di essere sinonimo di passato, con tutto quello che ne consegue.
Chiudiamo con due figure che, pur da fronti diversi, hanno contribuito a costruire la cultura urbana italiana del Novecento: dal nord-est Pietro Valle ricorda Ennio Brion (protagonista tra le altre cose di alcuni grandi disegni urbani, proprio a Milano), dal nord-ovest Gianfranco Cavaglià scrive, a 100 anni dalla nascita, dell’eredità di Leonardo Mosso.
Un articolo che diventa occasione (anche qui siamo ai paradossi e alle contraddizioni) per soffermarsi su uno scrigno straordinario ma, al momento, inaccessibile: a Pino Torinese l'Istituto Alvar Aalto, la casa-atelier che fu di Laura Castagno e Leonardo Mosso, è in attesa di messa in sicurezza, valorizzazione e finanziamenti per conferirle dignità museale
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