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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 504. Le forme dell'acqua
16/04/2026
Sottolineare la centralità dell’elemento acqua nella cultura architettonica contemporanea può sembrare un’ovvietà, soprattutto in una logica che attraversa le scale del progetto.
I waterfront urbani sono sempre più spesso luoghi sensibili della trasformazione e della rigenerazione, offrendo rinnovate forme di abitabilità.
Ad una scala territoriale, fiumi e torrenti – complici i cambiamenti climatici – sono fattori della fragilità di città e paesi, condizionando le scelte pianificatore. Nell’ottica della corretta gestione delle acque, hanno oggi un’importanza rilevante (come ben sanno i progettisti) tecniche e tecnologie per ridurre l’impermeabilizzazione dei suoli e per rinaturalizzare aree artificializzate.
Alla scala edilizia, sono le questioni legate all’impiantistica ad impattare significativamente (anche dal punto di vista economico) su benessere abitativo e su efficienza energetica, nell’ottica della sostenibilità degli edifici.
Per queste ragioni, sulla scorta del World Water Day 2026, e grazie al supporto e all’accompagnamento di Valsir, abbiamo deciso di dedicare uno spazio (nello Speciale che inauguriamo con questa Newsletter) a questi temi.
Più che una scelta è una necessità. Lo Speciale vuole essere un rinnovato contenitore di contenuti diversi e offrire punti di vista alternativi.
Parleremo di infrastrutture blu per contrastare i cambiamenti climatici, di ambientalismo consapevole (per questo apriamo la rassegna di articoli della settimana scrivendo della situazione emblematica di Jakarta), di bluewashing, di partecipazione delle donne nel settore idrico italiano, di crolli e di rinascite di ecosistemi, di design per le emergenze idriche e alluvionali, di sistemi per la raccolta dei rifiuti e la pulizia dei bacini fluviali, scopriremo le motivazioni che hanno portato la Stockholm Water Foundation a conferire i premi più prestigiosi al mondo nel settore idrico.
Lo faremo attraverso le parole di scienziati, accademici, inventori e piccoli eroi capaci di immergersi ma anche di galleggiare in un mondo di acque sempre più temute e con le quali, invece, avrebbe senso ristabilire nuove connessioni ed equilibri.
Affinché, come Fabrizio De Andrè profetizzò in “Dolcenera”, le acque che non si aspettano, vengano maledette, portino male, salgano dalle scale, spacchino monti e affondino terre. Nu l'è l'aegua de 'na rammà 'n calabà 'n calabà.
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