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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 505. Mordi e fuggi
23/04/2026
Ricca di recensioni e di mostre, piccole e grandi, questa nostra Newsletter. Forse anche eccessiva, a cominciare da Venezia, dove il programma raccontato da Veronica Rodenigo e legato alla 61° Biennale di Arte (che inaugura al pubblico il 9 maggio e alla quale dedicheremo un nostro Speciale) accumulando famelicamente proposte, raggiunge livelli ipertrofici.
Un processo analogo a quello che vive Milano con la Design Week (definizione che ha superato Salone e Fuori Salone, anche i nomi ormai durano poco). Questi sono giorni in cui, come scrive Arianna Panarella, viene messa in mostra qualunque cosa, con un processo di allargamento progressivo e apparentemente inarrestabile che occupa luoghi (tutto diventa palcoscenico) e geografie (ormai Milano non basta più, e si va in comuni e città più o meno vicine).
Sono eventi culturali (alcuni di grande valore) o che comunque tengono insieme la promozione commerciale con sguardi, anche innovativi, promettenti oltre che coinvolgenti. Sarebbe quindi follia giudicarli con snobismo e sufficienza. Anzi, sono certamente numerosi gli effetti positivi di questa bulimia. Però una riflessione sulle dimensioni urbane si impone, perché altissimo è il rischio di una sempre più marcata distanza tra la cultura di progetto per immagini e trasformazioni a tempo (anche breve e brevissimo) e quella che invece dovrebbe ambire a modificare le spazialità nel medio e lungo periodo.
Si tratta di una dialettica che ha sempre caratterizzato il mondo dell’architettura: città e società pongono temi e condizioni, la cultura sperimenta scenari e visioni, il progetto costruisce il futuro. È proprio questo processo che la contemporaneità sembra aver messo in difficoltà, complici anche i tempi delle burocrazie e delle realizzazioni, e Venezia e Milano ce lo dicono chiaramente.
L’ambiente urbano più fragile d’Italia non sembra in grado di darsi i limiti di cui ci sarebbe bisogno per la sua comunità. Ieri, 22 aprile, si celebrava la Giornata mondiale della Terra. Ricorrenza simbolica che stride con una Venezia che fa fatica a riflettere, seriamente, sul futuro: tutti troppo impegnati a inaugurare mostre, attirare visitatori da ogni parte del mondo, allestire costose scenografie a breve termine.
Flussi (di energie creative e di potenziali investimenti) che si concentrano in un brevissimo oggi, dimenticando che c’è un complesso domani da inventare. Milano è parte di questo: mentre decine di migliaia di persone la raggiungono attirati dalla tradizione e dall’innovazione del design locale, la trasformazione della città è sostanzialmente ferma, ingabbiata in formule legislative e inchieste giudiziarie.
Qualcuno potrebbe evocare l’orchestra del Titanic, ma non noi. Cerchiamo di cogliere gli spunti che questi eventi portano, ma proviamo a rivolgere lo sguardo anche e soprattutto a questioni che riguardano le eredità. Come i patrimoni costruiti, di cui parliamo a proposito dei Piani Città dell’Agenzia del Demanio, con Laura Codilupi. O come le riflessioni sulle risposte architettoniche agli enormi cambiamenti demografici delle nostre società, con Giovanni Di Leo di IN/Arch.
Temi, questi sì, che dovranno essere nell’agenda del nuovo Consiglio nazionale degli Architetti. Dopo le elezioni – e qualche settimana di attesa – sono stati resi noti i risultati: vince con 12 eletti la lista ON, mentre entrano in Consiglio in 3 della lista NEXT.
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