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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 506. Porti sicuri
30/04/2026
Ricominciamo da Milano, e dalla Design Week che si è chiusa nei giorni scorsi. La nostra scelta editoriale è stata chiara: diamo spazio alle iniziative che lasciano nella città e nella comunità un’eredità. Non parliamo degli eventi.
Eventi che spesso sono il legante che tiene insieme un’offerta commercial-promozionale prima ancora che culturale. Sul tema ci confrontiamo con Carla Morogallo, direttrice generale di Triennale Milano, nella settimana in cui finisce il secondo mandato della presidenza di Stefano Boeri (martedì c'è stato l'ultimo Consiglio di amministrazione, a breve le nuove nomine).
In questa dinamica non c'è nulla di negativo in sé: i numeri che servono a fare i bilanci sono positivi, però pare giusto anche osservare qualche segno di stanchezza. Per esempio, i visitatori del Salone: in crescita rispetto all’anno scorso, ma con una riduzione ancora consistente sul 2024. Pesano le incertezze globali, economiche e politiche, ma c'è anche un problema di identità che si va annacquando, del Salone e del Fuorisalone. E forse pesa un programma ipertrofico che inizia a essere criticato da più parti: per gli eccessi, per la città presa d’assalto, per gli spazi pubblici sfigurati.
Una riflessione necessaria nei giorni che ci accompagnano all’inaugurazione della Biennale Arte a Venezia e che ci ha spinto ad andare a Porto (a casa di Souto de Moura che riceverà al congresso di Barcellona la Medaglia d’Oro 2026 dell’Unione Internazionale degli Architetti) per raccontare storia e attualità di un’avventura urbana che proprio su alcuni eventi ha costruito un’identità precisa.
Tra la fine degli anni novanta e i primi duemila, la seconda città portoghese costruisce infatti una delle stagioni più intense di trasformazioni in Europa. La classificazione UNESCO del centro storico (30 anni fa esatti) e Porto 2001 Capitale europea della cultura segnano l’ingresso in una dimensione internazionale, fondata su un intreccio virtuoso tra politiche culturali, infrastrutture e progetto urbano.
Osservata oggi, nei 3 articoli che presentiamo nel piccolo Speciale Porto, quella traiettoria appare tutt’altro che lineare. Alla fase di investimento e sperimentazione segue un’interruzione, una perdita di continuità che incide sulla costruzione di una rete culturale e urbana. In un contesto segnato dalla pressione turistica e da nuove strategie di riuso del patrimonio, Porto sembra pronta a riattivare alcune di quelle ambizioni, ma attraverso strumenti diversi.
In questa Newsletter presentiamo tre prospettive complementari: una rilettura critica di Porto 2001 attraverso le parole di Nuno Grande, il racconto del progetto di riconversione del Matadouro Industrial che, su progetto di Kengo Kuma e OODA, ridefinisce il rapporto tra architettura e spazio pubblico e la mostra dedicata a Lucio Costa alla Casa da Arquitectura di Matosinhos che riporta l’archivio al centro della costruzione del pensiero progettuale.
Chiudiamo tornando agli eventi, perché la prossima è (anche) la settimana di inaugurazione di Mantovarchitettura, l’iniziativa del Polo di Mantova del Politecnico di Milano che ci vede come media partner. Da Anupama Kundoo (conferenza inaugurale) a Philippe Rahm, dalle mostre nella Casa del Mantegna alla ormai tradizionale parata per le strade della città, sono tanti gli appuntamenti da segnare in calendario, tutti intorno al rapporto tra architettura e cambiamento climatico.
Li seguiremo in questo mese con un taglio particolare, dando voce (e penna) alle studentesse e agli studenti del campus del Politecnico. Perché forse l’antidoto all’eventificio è proprio nella costruzione di nuove, più solide e innovative, relazioni.
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