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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 508. Toni minori, forti contrasti
14/05/2026
Questa Newsletter è dedicata prevalentemente all’apertura della 61° Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.
Scelta editoriale non scontata per un giornale che si occupa, principalmente, di architettura. Al di là delle evidenti integrazioni e sovrapposizioni, pensiamo che quanto si è visto (e si vedrà) in questi mesi a Venezia abbia molto da dirci su più argomenti: le architetture espositive, il ruolo delle istituzioni culturali nei contesti attuali (ne ha scritto Carlo Olmo nei giorni scorsi), una città sempre più ridotta a scenografia.
Negli articoli di questa settimana parliamo delle ripercussioni geopolitiche, delle polemiche, delle contestazioni e dei pubblici cortei, di una giuria dimissionaria e dei Leoni affidati ai visitatori. Daniele Capra ricostruisce l'intricata situazione in continuo evolversi (non escludiamo ulteriori colpi di scena) mentre Guido Rampoldi ci ricorda che sanzioni e legalità internazionale non sempre seguono una relazione lineare.
La partitura collettiva è restituita nel suo svolgersi in tono minore, come da titolo “In Minor Keys”, scelto dal team curatoriale di Koyo Kouoh, in ambienti bui e con pochi slanci, fra Giardini e Corderie.
Di contro, il variopinto mosaico delle partecipazioni nazionali, come di consueto, offre messe in scena e contenuti a volte di alto valore, in altri casi cerca di stupire cadendo anche nel voyeurismo, ovviamente colto al volo dal pubblico.
Il rinnovato Padiglione Centrale (progetto di Labics) si presenta alla sua prima Biennale lasciando qualche dubbio, mentre la sensazione generale è che si sia cercato di circumnavigare i problemi del nostro tempo anziché affrontarli con la libertà e la lucidità che ci aspetteremmo dall’arte.
Al di fuori del recinto "biennalesco", Venezia intanto conosce un'offerta espositiva senza eguali negli ultimi anni, anche con installazioni, performance e l'apertura di nuove Fondazioni la cui vera sfida sarà quella di integrarsi con il tessuto cittadino attraverso una programmazione culturale continuativa. Non potevamo escludere da una narrazione anche questo aspetto cercando di rifuggire quell'approccio celebrativo riservato troppo spesso a un fenomeno complesso che merita attenzione e racconto critico.
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