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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 512. Born in the U.S.A.
11/06/2026

L’articolato e intenso articolo che ci invia Edward Dimendberg da Los Angeles ci spinge a una necessaria riflessione su architettura, dimensione urbana e impatti sociali nell’America di oggi. 
In un periodo della sua storia che è decisamente particolare: all’esterno le intemperanze di Donald Trump che, spesso bizzarre oltre che pericolose, travolgono le dinamiche geopolitiche globali; all’interno, con le elezioni di midterm all’orizzonte, le posizioni, altrettanto pericolose e spesso fuori dal tempo, che toccano le politiche energetiche, quelle climatiche e il governo delle disuguaglianze.
Ne abbiamo parlato in questi mesi, continueremo a farlo perché tra paradossi e contraddizioni - ma anche una forte spinta all’innovazione - l’America offre con continuità scenari, idee e visioni con cui confrontarsi.
E a cui guardare. Come faranno gli sportivi di mezzo mondo perché proprio oggi, in tutto il nord America (Messico e Canada, oltre che Stati Uniti), scattano i Mondiali di calcio, l’evento più seguito al mondo per numeri e attenzione mediatica. Non ci sarà l’Italia come squadra ma, a battezzare i campionati, un designer italiano che è una vera eccellenza: Marco Balich con il suo Balich Wonder Studio, creatore e artefice delle scenografie delle cerimonie. Saranno ben tre quelle inaugurali: a Città del Messico, a Toronto e proprio a Los Angeles.  
Città di cui abbiamo scritto parecchio recentemente, dall'emergenza incendi alla scomparsa, a fine 2025, di Frank Gehry con una visita del suo ultimo progetto, nel West LA VA Campus. Ci spostiamo solo qualche chilometro più ad est per il racconto delle nuove David Geffen Galleries del Los Angeles County Museum of Art, disegnato da Peter Zumthor, inaugurato nelle scorse settimane dopo 20 anni di tortuoso percorso progettuale e costruttivo. 
Progetto epocale, non solo (e non tanto) per la qualità architettonica, ma perché è un caso che, intercettando tante questioni, diventa punto di svolta culturale nel campo del progetto. 
C’è un grande nome dell’architettura mondiale - circondato da un’aura quasi mistica, con un linguaggio molto identitario e che a breve inaugura a Basilea anche l'ampliamento della Fondazione Beyeler - chiamato a confrontarsi con una scala nuova. C’è un imponente spazio culturale che dà risposta (pur a fatica) a nuove esigenze espositive. C’è un’architettura sorprendente che cerca riferimenti paesaggistici e collimazioni visuali con la città generica che la circonda. C’è una forma di ricchissimo mecenatismo che sembra essere l’unico strumento perché progetti di questa caratura possano nascere, anche sacrificando patrimoni esistenti non abbastanza attrattivi. C’è un impatto energetico per la costruzione che, al netto delle varie certificazioni ambientali, va ben al di là del buon senso, anche per il luogo in cui si colloca questa scatola in cemento armato, maestosa e sinuosa. 
L'articolo è occasione di dibattito in una società, quella statunitense attuale, dove, come scrive Dimendberg, è quasi assente una sana dimensione critica. In cui invece sono fortissime le polarizzazioni, anche estreme, come hanno dimostrato le prese di posizione di esponenti del mondo della cultura contro l'amministrazione Trump. Prese di posizione come quella di Bruce Springsteen, a cui dobbiamo il titolo della Newsletter. 

Collegamenti:

  • https://d9x0i.emailsp.com/f/rnl.aspx/?ill=yyzz25e:ln=w4ala=wvx35&x=pv&f4bf=0i8ecml8mnc&x=pp&yz.g0b.8:if_b-m=vq2y3NCLM

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