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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 513. Luoghi e simboli
18/06/2026
Questo sembra uno dei momenti della storia in cui il simbolismo dei luoghi torna alla ribalta, con i suoi risvolti, anche paradossali e inquietanti.
Nel pieno del balletto guerra-pace-pace-guerra, Donald Trump arriva in Europa, reduce dall’ottantesimo compleanno celebrato nel South Lawn della Casa Bianca trasformato per l’occasione in un’arena temporanea per combattimenti. Sullo sfondo la firma (forse) dell’accordo-armistizio con l’Iran, da siglare nella neutrale Svizzera (e dove, sennò?).
Intanto, a margine del G7 di Evian, l’incontro con Emmanuel Macron è a Versailles, tra ori e Luigi XVI. Le scenografie evocative, meglio se sfarzose e da Ancien Régime, contano.
Come quelle, religiose, di Barcellona (città che si prepara a ospitare il Congresso UIA, a fine mese). Papa Leone XIV va alla Sagrada Familia nel più lungo cantiere della nostra epoca e nell’omelia ne celebra l’incompiutezza: “Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza”.
La nostra Newsletter si muove tra luoghi che sono invece diversi. Raccontiamo un’altra cattedrale, non moderna ma medievale, quella di Angers nella Loira, con un’addizione disegnata da Kengo Kuma che costruisce relazioni e dissonanze. Ma andiamo anche alla ricerca di luoghi nascosti (con un nuovo articolo dello Speciale di Sofia Nannini “Animal Farm”) e ordinari.
L’estate è la stagione in cui l’architettura scopre la grande passione per i padiglioni temporanei (scriviamo di quello del Maxxi a Roma) e per le feste popolari. E allora apriamo con Mantovarchitettura del Politecnico di Milano, e soprattutto con le parole di una sua giovane studentessa, Giulia Cocozzello, che racconta la parata architettonica sulle acque del Lago Inferiore: “Un intervento di scala contenuta può modificare la percezione di un ambiente, attivare relazioni e invitare a leggere la città da prospettive inconsuete”, scrive in una cronaca che è un rinfrancante inno alla gioia.
Mentre sono sempre più scioccanti le condizioni di altri luoghi che le nostre comunità fanno finta di non vedere. Con ancora più durezza durante l’estate, le 190 carceri italiane rivelano la loro disumanità: suicidi, sovraffollamento, inadeguatezze strutturali. La chiusura in questi giorni di alcune sezioni della casa circondariale di Firenze Sollicciano è la prova ulteriore di un sistema che non siamo capaci di ripensare e di riformare. La colpa, qui più che mai, è di tutti, compresa una cultura del progetto incapace di influire su scelte architettoniche, ma prima ancora di dignità sociale.
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