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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 518. Effimere materie
23/07/2026
Mattoni rossi, ma non strutturali, minimamente distanziati l’uno dall’altro perché il paesaggio circostante possa entrare nello spazio. Portali metallici a sostenere vele bianche che si agitano nel vento di una notte dal vago sapore felliniano.
Da Londra, Hyde Park, all’ordinaria spiaggia adriatica di Mazzorca di Senigallia, con Martha Pollak e Arianna Panarella raccontiamo due luoghi simbolo dell’estate, i suoi festival, i suoi eventi.
Ci permettono di parlare di come, sempre più, la temporaneità è fattore della cultura architettonica e della sua diffusione, anche e soprattutto al di fuori dei suoi templi consacrati.
Una cultura che si confronta con la realtà, con l’interdisciplinarietà, con la necessità di rinnovare alcuni sguardi sul mondo.
Ma anche una temporaneità che, paradossalmente, costruisce tradizioni: i padiglioni delle Serpentine Galleries (25 dal 2000 ad oggi) e le edizioni di Demanio Marittimo.Km-278 (arrivate a 16) non sono soltanto una ricorrenza di calendario. Sono il segno di una richiesta e di una condizione delle società occidentali, dove il progetto di trasformazione fatica a definire canoni e identità, le costruzioni effimere diventano punti di riferimento e durano ben oltre il momento della loro dismissione.
Uno scenario che chiama in causa anche, più in generale, disciplina e professione. Gli articoli di Francesca Comotti e di Jacopo Gresleri sul Congresso mondiale UIA delle scorse settimane hanno raccontato bene un clima rinnovato.
Questa settimana lo approfondiamo con vicende puntuali che arricchiscono il quadro: i concorsi (che, pur se di paesaggio, non prevedono paesaggisti: i miracoli della nostra complessa architettura istituzionale, tra ruoli e responsabilità), gli archivi (scopriamo a Roma una realtà paradigmatica), le Intelligenze Artificiali (che travolgono il modo di progettare, di costruire, di vendere).
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