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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 521. Colonne d'Ercole
17/08/2026
Abbiamo parlato di molte città italiane in questi mesi estivi. Luoghi che raccontano dinamiche complesse, e allo stesso modo emblematiche: da Taranto, che vede nei prossimi Giochi del Mediterraneo un innesco possibile della rigenerazione necessaria, a Salerno, che ha scommesso sull’architettura contemporanea per costruirsi un’immagine altra e oggi riformula i suoi modelli.
C’è il turismo (soprattutto quando è over) a travolgere realtà e a rivoluzionare ritmi e spazi. Abbiamo scritto di Venezia, di Bari, di Torino, di Catania; chiudiamo questo itinerario con una lettera che ci arriva da Roma, capitale. Dei selfie.
Ma innanzitutto raccontiamo la città che più di tutte in queste settimane ha suscitato attenzioni e reazioni, l’exclave spagnola di Ceuta.
La sua storia e la sua architettura (anche contemporanea) rappresentano plasticamente molti dei paradossi attuali. Proviamo ad andare oltre gli slogan, oltre le Colonne d’Ercole (se non qui, dove?) della retorica, per capire cosa può essere oggi una città ponte tra culture e società.
Se possono esistere ancora città di questo tipo - nel Mediterraneo, in Europa - in un’epoca che sembra voler ricostruire muri, separazioni, controlli e regole sui flussi, lungo le frontiere, sugli Stretti.
Calda estate politica, su questi temi. Come caldo, fuori controllo, è il clima, in senso meteorologico. Dalle città infiammate ai fiumi in secca. Simbolico quello che succede sul massiccio del Bernina dove, a 3600 metri di altitudine, chiude il rifugio Marco e Rosa: troppo caldo, non ci sono le condizioni minime di sicurezza.
Siamo, come nella celebre metafora di Noam Chomsky, rane nell’acqua che bolle. Le Colonne d’Ercole, in questo caso, le abbiamo superate ampiamente, ma - a differenza della rana di Chomsky - abbiamo la possibilità (e il dovere) di provare a spegnerlo, il fuoco. L’impegno deve essere di continuare a parlare della transizione in architettura, anche quando le temperature scenderanno.
Chiudiamo, dopo città e caldo, con un’altra C. Quella di concorsi, segnalandone con piacere due, con bandi in chiusura a settembre. Il primo è dell’Associazione PIDA (Premio Internazionale Ischia di Architettura) e ha come oggetto “Città in emergenza, nuove strategie urbane”. Il secondo è la 20° edizione dello storico Premio Architettura Città di Oderzo.
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