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Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 524. Le forme del vuoto
03/09/2026
Sul rapporto religione-architettura costruiamo la nostra Newsletter. Innanzitutto dando visibilità – e volentieri – a due eventi che mettono il patrimonio ecclesiastico al centro dell’attenzione.
A Lucca il Centro Studi Cherubino Gherardacci coinvolge studentesse, studenti e docenti in una riflessione sempre più centrale: le tante, tantissime, chiese vuote che punteggiano città e paesi sono emblemi di processi di de-densificazione che non possono (più) lasciare indifferente la cultura del progetto, italiana, prima ancora che occidentale.
Perché insieme alle chiese, sono vuote le culle (come si descrive, con orrenda definizione, la decrescita demografica), sono vuote le scuole. E lo saranno anche le università (dove resistono solo quelle capaci di attirare studentesse e studenti internazionali) e gli ordini professionali (con il numero di iscritte e iscritti in calo).
In assenza di politiche migratorie equilibrate e non ideologiche (vedi le retoriche, e gli atti, intorno alla presunta emergenza di Ceuta) la traiettoria sembra delineata. Alla ripresa dopo la pausa estiva, infatti, il diluvio di dati statistici conferma tendenze conosciute, ma non racconta come questi cambiamenti travolgano anche, se non soprattutto, luoghi e spazi.
Parliamo, giustamente, tanto e spesso, di riuso, di recupero, di rigenerazione. Formule che rischiano di essere, sempre più, declinazioni di business as usual, incapaci di cogliere fino in fondo la necessità di un progetto della decrescita.
Perché il futuro ci obbliga, inevitabilmente, a fare scelte e selezioni, lavorando su rinnovate strategie architettoniche e urbane per abitati e tessuti urbani sempre meno abitati. E per questo attaccati da fenomeni di abbandono, degrado e svuotamento, fisico e identitario.
Serve una sensibilità analoga a quella che – ed è la seconda iniziativa che diffondiamo – il cardinale di Bologna Giacomo Lercaro promuoveva tra anni cinquanta e sessanta per la realizzazione di nuove chiese. Non frammenti e tasselli ma nodi capaci di costruire urbanità, grazie anche a un ruolo centrale della cultura architettonica.
Breve, pur non dal punto di vista geografico, è il passo che ci porta a Barcellona. La città capitale dell’architettura 2026 celebra anche i 100 anni dalla morte di Antoni Gaudí. L’intervista che Francesca Comotti fa alla studiosa italiana
Chiara Curti apre prospettive interpretative nuove e inaspettate.
E muove da un evento religioso l’articolo di apertura della Newsletter, firmato da Paolo Casicci. Racconta iconografie e simbolismi intorno al Festino di Santa Rosalia, tradizione secolare palermitana. Quest’anno il carro è stato progettato da Mario Cucinella e accoglie ricche presenze vegetali. Sacro e profano si uniscono, e fluidamente si confondono l’un nell’altro.
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