Archivio news
ALTRE COMUNICAZIONI
Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 527. Tutti in aula
24/09/2026
La cronaca e la politica. Tanto parla delle scuole italiane, in questi giorni.
Tra aggressioni agli insegnanti e tetti – numerici - agli studenti (stranieri o che non parlano italiano), il livello della polemica ha spinto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ribadire parole chiare in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, simbolicamente ad Amatrice: “La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati. La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.
Una visione che non può prescindere dalle implicazioni urbane e architettoniche.
In questi anni la cultura, disciplinare e non, ha prodotto tanto. Riflessioni profonde, progetti di grande qualità, libri e pubblicazioni (tra gli ultimi “Il mestiere di educare. Voci e storie di periferie, di scuole e di comunità”, di Francesco Erbani per Donzelli). Ma anche film e serie televisive.
Che le scuole in Italia debbano essere (almeno in parte, già lo sono) presidio delle comunità e strumento di integrazione pare scontato.
Tante risorse sono state anche investite per questo scopo. I risultati però non paiono sempre all’altezza. Molti interventi si limitano a rispondere a, pur necessarie, istanze normative: la sicurezza anti-incendio, il rispetto delle normative energetiche, quelle dell’accessibilità.
Ma così facendo spesso perdono di vista l’obiettivo vero: costruire scuole vive, ospitali, flessibili. L’aula non è più l’unità minima, contano gli spazi “tra”, si scrive e si dice. Eppure, l’unica normativa nazionale (il mitico Decreto ministeriale che contiene le Norme tecniche per l'edilizia scolastica) ha da poco compiuto il mezzo secolo di vita. Con norme che, seguite pedissequamente, generano scuole inevitabilmente vecchie.
Su questa linea sarebbe facile prendere la matita e riempire numerosi cahiers de doléances: istituti vecchi, accessibilità solo sulla carta, permeabilità con le comunità inesistente, barriere e chiusure invece di aperture e porosità.
Il quadro è ancora più difficile considerata la crisi demografica: le classi si riducono (resistendo in parte solo grazie a ragazze e ragazzi stranieri, anche quelli che l’italiano ancora non lo sanno benissimo), si ridurranno inevitabilmente anche le scuole.
E allora diventano ancora più importanti approcci progettuali che sappiano dare concretezza fisica e spaziale alla “coesione sociale” ricordata dal Presidente Mattarella.
E proprio a questi temi sarà dedicato anche "Costruire il futuro", il secondo incontro del ciclo "Costruire Cultura. Dialoghi su architettura, città e innovazione" che il 20 ottobre al Ramo d'Oro a Torino partirà dai progetti, con i loro progettisti, per discutere, confrontarsi e creare nuova consapevolezza.
Collegamenti: