Archivio news
ALTRE COMUNICAZIONI
Il Giornale dell'Architettura - Newsletter 532. Suoli e padiglioni
29/10/2026
Di spazi pubblici, collettivi (e politici) abbiamo parlato la scorsa settimana, cogliendo lo stimolo dalle manifestazioni di queste settimane in tante città italiane ed europee.
Lungo questa linea esploriamo, con Margherita Toffolon, Copenaghen e il suo common ground, grazie alle visioni e alle intuizioni di un accompagnatore d’eccezione, Jan Gehl. La sua carriera, ripercorsa negli spazi del Danish Architecture Center, è una storia di innovazione e di cambi radicali di approccio. Senza i quali sarebbe difficile comprendere gli sguardi che oggi la nostra cultura rivolge proprio ai nuovi spazi pubblici, sempre più frammenti di paesaggio a cui si richiede innanzitutto la patente di eticità, poi (magari) anche la bellezza.
Con Francesca Comotti torniamo a Barcellona (nella Capitale mondiale dell’architettura 2026, dopo i fasti del Congresso UIA di questa estate) dove il CCCB ha premiato – in quello che è un appuntamento tradizionale – i progetti di luoghi collettivi.
Al netto della classifica (spoiler: Anversa, Logroño ma anche, insieme a Barcellona, Vicenza con il Parco della Pace), interessante riflettere sulle parole di Eva Prats, Georges Descombes e Maria Buhigas. Che possono essere sintetizzate più o meno così: “Non c’è spazio democratico senza attenzione e sensibilità alle fragilità climatiche”. Scelte di campo, attualissime ma anche radicate proprio nella nostra cultura, come scrive Alessandro Colombo, partendo da una mostra sul lavoro (visionario per tanti versi) di Francesco Somaini.
Riflessioni che ben si allineano ad una delle notizie di questi giorni, la pubblicazione del Rapporto sul Consumo di suolo in Italia. La (solita) carrellata di dati preoccupanti e inquietanti (solo nell'ultimo anno cancellati oltre 10.200 ettari di aree naturali) con le inevitabili dichiarazioni di principio. Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra-Snpa dice: “Questo Rapporto non solo fotografa l'avanzata del consumo di suolo, ma fornisce indicazioni concrete su come contrastarlo e individua le opportunità per lo sviluppo sostenibile dei territori e delle città”.
Il punto critico è proprio questo: costruire relazioni e rapporti di causa-effetto tra osservazione e azione. Parole che tornano nella seconda notizia che merita di essere citata: il Ministero della Cultura ha scelto la curatela del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia (sarà la 20° edizione, apertura l’8 maggio 2027 con la direzione di Wang Shu e Lu Wenyu). Anche qui iniziamo dalla classifica, sorprendente: si aggiudica il ruolo la proposta di (AB)NORMAL + APRIL, che prevalgono nientepopodimeno che su Stefano Boeri e Paolo Zermani. Il progetto si chiama Temporanea (che sembra una involontaria allusione al tema generazionale, per un gruppo di professionisti tendenzialmente giovane) e avrà il compito, non facile, di restituire in quel Padiglione all’Arsenale uno spaccato della realtà architettonica nazionale. Per ora ci sono le loro parole e l’impegno a “esplorare un’idea di architettura che non si misura nella durata, ma nella sua capacità di generare esperienze, relazioni e immaginari collettivi. Un’occasione per dare voce a una cultura progettuale italiana tanto diffusa quanto ancora poco raccontata”.
Questione di narrazioni, anche diverse. Una tra queste, la mostra “Vitalità dell'architettura italiana 1946-2026”, chiude a metà novembre al Maxxi. Una seconda è un piccolo segno di orgoglio: la mostra dedicata ad Andrea Bruno - con la media partnership di www.ilgiornaledellarchitettura.com - è stata insignita ieri da In/Arch Piemonte e Valle d'Aosta del Premio Bruno Zevi.
Collegamenti: